giovedì 17 luglio 2008
Artyom Dervoed plays Koshkin
venerdì 11 luglio 2008
Barzellette musicali
Come si fa a far parlare una coppia che non si parla da anni?
Mettetela chiusa in una stanza con un contrabbasso,
un simpatico aneddoto attribuito a Toscanini, che sembra una barzelletta.
Il grande direttore un giorno disse: "Ho diretto numerosissime orchestre nel corso della mia carriera; eppure, anche nelle migliori, ci sono sempre 2 strumenti che sono invariabilmente stonati: uno è il flauto..."
"E l'altro qual è, maestro?"
"Il secondo flauto, naturalmente!"
Che cos'hanno in comune i Beatles e le sezioni delle viole? Non suonano insieme dal 1970!
Che differenza c'è fra una motosega e una viola? Se proprio devi, puoi usare la motosega con un quartetto d'archi.
Che differenza c'è fra una viola e una prostituta?
1. La prostituta conosce più di due posizioni.
2. La prostituta ha un miglior senso del ritmo!
Come ti accorgi che il palcoscenico è in piano? Nei passi difficili i violisti sbavano da ambedue i lati della bocca.
Cosa hanno in comune la viola e i missili SCUD? Entrambi sono offensivi e altamente imprecisi.
Il direttore durante una prova: "Riprendiamo tre battute prima del ritornello." E la prima viola: "Un momento, non abbiamo i numeri delle battute!"
Perché i suonatori di cornamusa camminano mentre suonano? Per allontanarsi dal suono.
"Un violinista e un violista stanno facendo una gita in barca.. ad un certo punto un'onda rovescia la barca e i due cadono in acqua.. naturalmente il violinista sa nuotare e il vioista no.. quest'ultimo si mette a urlare: "Aiuuuuuuutoooo... non so nuotare..!!!" e il violinista: "Fai finta.."
QUAL'è IL COLMO DI UN ORGANISTA IN CARCERE?
avre un piano e studiare una fuga!
Come si salutano due trombettisti che si incrociano?
"ciao, sono più bravo di te!"
Perché nel corso di Composizione gli esami di compimento inferiore e medio si fanno al 4° e al 7° anno, diversamente da quanto avviene negli altri corsi decennali? Per evitare quinte e ottave.
Durante una prova d'orchestra, ad un certo punto, un gran trambusto.
Il direttore interrompe la prova. Un violoncellista, con in mano il suo
violoncello, corre all'impazzata tra i leggii, inseguito da uno dei contrabbassisti.
Urla feroci di quest'ultimo al collega, che cerca di sfuggirgli...
«Sei un incosciente! Come faccio adesso, me lo spieghi?»
Il direttore riesce, con un urlo, a fermare i due, che, ansimanti,
si bloccano dove sono.
«Si può sapere cosa succede? Cos'è questo casino?»
«Maestro, mi scusi» risponde il contrabbassista «ma, il collega,
per farmi uno scherzo, mi ha scordato una corda del contrabbasso.»
«Tutto lì? Accidenti, e che bisogno c'è di fare tutto 'sto chiasso?
La riaccordi e andiamo avanti, no?»
«Ma, Maestro» ribatte il contrabbassista «lui non vuole dirmi qual è!»
Prova d'orchestra. In programma un brano importantissimo,
nel quale, dopo 150 battute dall'inizio, c'è il più lungo e difficile «solo» di timpani della storia della musica.
Il Maestro Parlanti inizia la prova, concertando minuziosamente.
Il maestro ai timpani aspetta con ansia il suo momento.
La prova procede in maniera regolare, salvo che, più o meno ogni 20-30 battute, Parlanti interrompe l'orchestra:
«violini, qui più legato» oppure «corni... più...» insomma,
una concertazione estremamente attenta. Il «solo» si avvicina, siamo arrivati alla battuta 130.
Il timpanista impugna le bacchette e si prepara...
135... 140... 141... 142... 143...
«Signori, scusate» interrompe Parlanti, ripetiamo dalla battuta 120.
Chiarisce un paio di cose. Attacco.
Il timpanista ripone le bacchette...
Di nuovo, si arriva vicini al solo.
Battuta 138... impugna nuovamente le bacchette...
143... 144... 145...
«Signori, scusate.»
«Ca**o!» pensa il timpanista, riponendo nuovamente le bacchette.
Quelle 30 battute vengono riprovate e riprovate.
Parlanti sembra non essere mai contento.
Il timpanista continua ad impugnare e riporre le bacchette.
Finché, finalmente...
145... 146... 147... 148... 149... 150... «solo»!!!
«Signori, scusate» ferma Parlanti, ma il timpanista non si accorge
ed inizia il solo...
Cinque minuti di gloria, solo per lui, l'orchestra meravigliata,
Parlanti che tiene alta la mano sinistra per cercare di interrompere,
il timpanista esaltato... patapìm, patapàm!
Finisce il solo, il timpanista è stremato, ma soddisfatto, però...
nessuno attacca dopo di lui... come mai?
Parlanti, severo, a braccia conserte, guarda in cagnesco:
«Finché non scopro chi è stato a fare 'sto casino, nessuno si muove di qui!»
Big band con voce solista. Alla luce del primo concerto il direttore decide di fare degli aggiustamenti: a batt. 20 cambiate accordo, in quel punto fate un rubato, lì raddoppiate la pausa, togliete quelle tre misure... Ad un certo punto il cantante chiede "e io direttore? che devo fare?". "Niente, basta che canti UGUALE a ieri sera".
Testo di autore anonimo ritrovato presso l’archivio del Teatro Comunale di Bologna
1. suonate tutti lo stesso pezzo
2. fermatevi ad ogni segno di ritornello e discutete animatamente se ripetere o no
3. chi stona getti un’occhiata ad uno dei suoi colleghi
4. accordate con la massima cura prima di suonare, dopo di che potrete stonare per tutta la sera con la coscienza a posto
5. girate le pagine con la dovuta calma
6. una nota giusta al momento sbagliato è una nota sbagliata (e viceversa)
7. se tutti si imbrogliano, eccetto voi, allora siete voi ad imbrogliarvi
8. cercate di massimizzare l’nnps (numero di note per secondo), vi guadagnerete l’ammirazione degli incompetenti
9. le legatura, i coloriti e gli abbellimenti non devono essere rispettati, servono solo ad abbellire la pagina stampata
10. se un passo è difficile rallentate, se è facile accelerate, alla fine tutto si aggiusta
11. quando vi siete persi del tutto, fermate tutti gli altri e dite: “forse dovremmo accordare meglio”
12. se per colpa vostra tutti gli altri si sono dovuti fermare, spiegate dettagliatamente le ragioni per le quali vi siete imbrogliati, tutto ciò desta sempre molto interesse
13. la vera interpretazione è quella nella quale non resta più una sola nota dell’originale
14. una nota stonata suonata con timidezza è una nota stonata, una nota stonata suonata con autorità è interpretazione
15. quando tutti gli altri hanno finito di suonare, non continuate a suonare le note che vi sono avanzate
ormai da tempo all'ospedale.
Entra nella camera accompagnato dalla madre, che lo solleva sul letto
perché lui possa avvicinarsi.
Guarda il padre, che a sua volta lo guarda commosso e,
dopo avregli dato un bacio sulla guancia, gli dice teneramente:
«Paprà...»
lunedì 7 luglio 2008
Juliet.....
and i can't do a love song like the way its meant to be
i can't do everything but i'd do anything for you
i can't do anything except be in love with you
and all i do is miss you and the way we used to be
all i do is keep the beat and bad company
all i do is kiss you through the bars of a rhyme
julie i'd do the stars with you any time
taken from "Romeo and Juliet" by Dire Straits' Making Movies (1980)
domenica 22 giugno 2008
Sito Cap Levat

Visto che il batterista del gruppo occitano in cui suono ci ha fatto il sito, è bene pubblicizzarlo un pò.
Ci trovate qui http://www.caplevat.it
Salut!
sabato 21 giugno 2008
Le storie tese cuneesi
Sono davvero fenomenali, suonano benissimo!
giovedì 19 giugno 2008
Questo valore esiste. Tant'è vero che lo senti, e che cos'è un valore altro che una qualità che si sente? Che cosa significherebbe un valore oggettivo ma non sentito?
Cesare Pavese, 6/04/1945 (da Il mestiere di vivere)
Gente spaesata (Cesare Pavese)
Troppo mare. Ne abbiamo veduto abbastanza di mare.
Alla sera, che l'acqua si stende slavata
e sfumata nel nulla, l'amico la fissa
e io fisso l'amico e non parla nessuno.
Nottetempo finiamo a rinchiuderci in fondo a una tampa,
isolati nel fumo, e beviamo. L'amico ha i suoi sogni
(sono un poco monotoni i sogni allo scroscio del mare)
dove l'acqua non è che lo specchio, tra un'isola e l'altra,
di colline, screziate di fiori selvaggi e cascate.
Il suo vino è così. Si contempla, guardando il bicchiere,
a innalzare colline di verde sul piano del mare.
Le colline mi vanno, e lo lascio parlare del mare
perché è un'acqua ben chiara, che mostra persino le pietre.
Vedo solo colline e mi riempiono il cielo e la terra
con le linee sicure dei fianchi, lontane o vicine.
Solamente, le mie sono scabre, e striate di vigne
faticose sul suolo bruciato. L'amico le accetta
e le vuole vestire di fiori e di frutti selvaggi
per scoprirvi ridendo ragazze più nude dei frutti.
Non occorre: ai miei sogni più scabri non manca un sorriso.
Se domani sul presto saremo in cammino
verso quelle colline, potremo incontrar per le vigne
qualche scura ragazza, annerita di sole,
e, attaccando discorso, mangiarle un po' d'uva.
Cesare Pavese, 1933
«Vorrei poter soffocare» Cesare Pavese
nella stretta delle tue braccia
nell'amore ardente del tuo corpo
sul tuo volto, sulle tue membra struggenti
nel deliquio dei tuoi occhi profondi
perduti nel mio amore,
quest'acredine arida
che mi tormenta.
Ardere confuso in te disperatamente
quest'insaziabilità della mia anima
già stanca di tutte le cose
prima ancor di conoscerle
ed ora tanto esasperata
dal mutismo del mondo
implacabile a tutti i miei sogni
e dalla sua atrocità tranquilla
che mi grava terribile
e noncurante
e nemmeno più mi concede
la pacatezza del tedio
ma mi strazia tormentosamente
e mi pungola atroce,
senza lasciarmi urlare,
sconvolgendomi il sangue
soffocandomi atroce
in un silenzio che è uno spasimo
in un silenzio fremente.
Nell'ebrezza disperata
dell'amore di tutto il tuo corpo
e della tua anima perduta
vorrei sconvolgere e bruciarmi l'anima
sperdere quest'orrore
che mi strappa gli urli
e me li soffoca in gola
bruciarlo annichilirlo in un attimo
e stringermi a te
senza ritegno più
ciecamente, febbrile,
schiantandoti, d'amore.
Poi morire, morire,
con te.
Il giorno tetro
in cui dovrò solitario
morire (e verrà, senza scampo)
quel giorno piangerò
pensando che potevo
morire così nell'ebbrezza
di una passione ardente.
Ma per pietà d'amore
non l'ho voluto mai.
Per pietà del tuo povero amore
ho scelto, anima mia,
la via del più lungo dolore.
Cesare Pavese, 12 dicembre 1927