martedì 25 novembre 2008

Tutti li miei penser

Tutti li miei penser parlan d’Amore;
e hanno in lor sì gran varietate,
ch' altro mi fa voler sua potestate,
altro folle ragiona il suo valore,

altro sperando m’apporta dolzore,
altro pianger mi fa spesse fiate;
e sol s’accordano in cherer pietate,
tremando di paura che è nel core.

Ond’io non so da qual matera prenda;
e vorrei dire, e non so ch’io mi dica:
così mo trovo in amorosa erranza!

E se con tutti voi fare accordanza,
convenemi chiamar la mia nemica,
madonna la Pietà, che mi difenda.

Dante Alighieri, Vita Nuova, XIII

domenica 16 novembre 2008

La formica argentina

Invasione di formiche argentine, povertà, disperazione, travaglio.

Così arrivammo al porto e c’era il mare. C’era una fila di palme, e delle panche in pietra: io e mia moglie sedemmo e il bambino era quieto. Mia moglie disse: - Qui non c’è formiche -. Io dissi: - E c’è un bel fresco: si sta bene.

Il mare andava su e giù contro gli scogli del molo, muovendo quelle barche dette “gozzi”, e uomini dalla pelle oscura le riempivano di rosse reti e nasse per la pesca serale. L’acqua era calma, con appena uno scambiarsi continuo di colori, azzurro e nero, sempre più fitto quanto più lontano. Io pensavo alle distanze d’acqua così, agli infiniti granelli di sabbia sottile giù nel fondo, dove la corrente posa gusci bianchi di conchiglie puliti dalle onde.


Italo Calvino, La formica argentina

venerdì 14 novembre 2008

Una via di mezzo

...E con amarezza considerava come tutta la sua vita fosse stata così: niente in fondo gli era mancato ma ogni cosa sempre inferiore al desiderio, una via di mezzo che spegneva il bisogno, mai gli aveva dato piena gioia...


da Dino Buzzati, Il borghese stregato

mercoledì 12 novembre 2008

Il popolo

"Chi disse uno popolo disse veramente uno animale pazzo, pieno di mille errori, di mille confusione, sanza gusto, sanze deletto, sanza stabilità.".

"Non biasimo e' digiuni, le orazione e simile opere pie che ci sono ordinate dalla Chisa o ricordate da' frati. Ma el bene de' beni è - e a comparazione di questo tutti gli altri sono leggieri - non nuocere a alcuno, giovare in quanto tu puoi a ciascuno."

"Quando io considero a quanti accidenti e pericoli di infirmità, di caso, di violenza e in modi infiniti, è sottoposta la vita dell'uomo, quante cose bisogna concorrino nello anno a volere che la ricolta sia buona, non è cosa di che io mi meravigli più che vedere uno uomo vecchio, uno anno fertile."

Guicciardini, Ricordi

mercoledì 5 novembre 2008

Il banchetto (PFM)

Sire, Maesta
Riverenti come sempre siam tutti qua
Sire, Siamo Noi
Il poeta, L'assassino E Sua santita
Tutti, Fedeli Amici Tuoi.
ah... Maesta

Prego, Amici Miei,
Lo Sapete Non So Stare Senza Di Voi
Presto, Sedetevi,
Al Banchetto Attendevamo soltanto voi
Sempre Ogni Giorno Che verra
Finche Amore E pace regnera.

Tutti Sorridono
Solo Il popolo Non ride, ma lo si sa
Sempre Piagnucola
Non Gli va mai bene niente chissa perche,
Chissa perche perche ecc. ecc. ...

domenica 26 ottobre 2008

Sognare le montagne

Ho trovato nella mia cartella sul computer il seguente testo, che penso di aver scritto a maggio scorso. L'avevo dimenticato completamente ed in effetti non è un granché, ma lo riporto.


Non ne parlavo mai con nessuno, solo accennavo distrattamente qualche volta, ma ho sempre avuto una segreta passione per le montagne. Dietro le colline basse, c’è sempre un secondo piano innevato che si mimetizza col cielo e le sue nuvole bianche illuminate dal sole e sembra perdersi nell’infinita distesa azzurra. Senza quelle vette, chissà dove finirebbe l’orizzonte: forse non esisterebbe. Qualche volta mi immaginavo lassù, a guardare tutto dall’alto, nascosto in mezzo alle rocce e lontano da tutti. La montagna era un desiderio di realizzazione e al contempo di evasione, di distacco. Mi capitava di parlare delle montagne e quando dicevo che mi sarebbe piaciuto raggiungerle, tutti dicevano che la vita è altro e che non si può. Io sorridevo e davo loro ragione, ma quando rimanevo da solo, mi ritrovavo ferito e mi convincevo di nuovo nei miei desideri e odiavo chi cercava di farli sparire. Restavo anche per molto tempo, seduto sul letto a ripetermi nella mente tutte le ragioni, quasi volessi convincere me stesso che non sbagliavo, e ne dubitassi. Ogni espressione e tono di voce mi tornava alla mente e cercavo di confutare qui fastidiosi discorsi, gridando con rabbia nel silenzio e chiedendomi come faccia la gente a pensarlo davvero e a vivere così. Forse ero soltanto io, e le montagne erano solo un orizzonte nella mia fantasia, però io vivevo di quello e la gente se ne accorgeva. Qualche volta mi fermavo a guardare attraverso la finestra quei paesaggi e tutti mi guardavano torvi e qualche volta mi dicevano di smetterla, perché non si può vivere in un mondo immaginario inseguendo strade immaginarie. Eppure ero convinto che quel mondo esistesse davvero e fosse anche più bello, ma non potevo certo mettermi a raccontarlo. Allora incontravo i miei amici, si parlava e si scherzava, bevendo una birra e raccontando le cose strane o belle che ci erano accadute. Altre volte invece, io pensavo alle montagne, e camminavo con un amico senza parlare troppo, guardando in basso e sospirando. Anche lui pensava a qualcosa e la presenza era in quei momenti più importante del dialogo, perché si poteva condividere tutto quel silenzio, carico di pensieri, di sogni, di delusioni. Quei momenti per me erano preziosi perché non contava più niente, e potevo immergermi senza fastidi nei miei pensieri. Anche se non raccontavo mai tutto perché mi sarebbe stato impossibile, queste persone sembrava che mi capissero, o per lo meno mi davano ragione. Sono sicuro che non era per farmi contento, anzi credo che anche loro sognassero le loro montagne; una tacita intesa mi rendeva più tranquillo e mi permetteva di riprendermi i sogni e di continuare a costruirli lentamente.

sabato 25 ottobre 2008

More. Alcuni punti della politica

Ecco alcune citazione tratte da Utopia di Thomas More, di cui non indico nè edizione nè pagina perché è un libro che va interamente letto. I seguenti concetti sono tutti relativi alla politica.

«Per dirvi chiaramente come la penso, mio caro More, io non credo che ci possano essere vera giustizia e reale prosperità finché sussiste la proprietà privata e il denaro rimane il fondamento di ogni cosa. A meno che non si pensi che si agisca con giustizia laddove le persone peggiori sono le sole a vivere agiatamente e che si ritenga fiorente uno Stato i cui beni sono concentrati nella mani di una stretta minoranza. Considerate poi che nemmeno costoro sono pienamente felici, vivendo gli altri nella miseria più nera.
(…)
[Platone], uomo sapiente, capiva chiaramente che l’equa distribuzione dei beni è la condizione sine qua non perché un paese sia ben governato ed è evidente che ciò non si può realizzare in uno Stato in cui i beni sono proprietà di singole persone. Infatti, quando tutti cercano di arraffare quanto più possibile, va a finire che, per quanto numerosi siano i beni, essi finiscono nelle mani di pochi privilegiati: il che significa che gli altri rimangono poveri.
Accade così che le persone ricevono in proporzione inversa rispetto al merito (…).»

«Dove ciò che conta è il denaro, numerose fioriscono le professioni necessarie solo al lusso e al superfluo.»

«E, a ben pensarci, perché si dovrebbe pagare? Nel paese [in Utopia] c’è abbondanza di ogni cosa e nessuno chiederebbe più del necessario, dato che tutti sono sicuri che non mancheranno mai di nulla. Infatti, è la paura di non avere il necessario che rende rapaci e bramosi di accaparrare; ciò è evidente in tutti gli esseri viventi, mentre nell’uomo questo atteggiamento è il prodotto della vanagloria, della convinzione che uno sia superiore agli altri se solo può ostentare il superfluo. »

«Senza il ferro, il fuoco e l’acqua la vita dell’uomo sarebbe impossibile, mentre la stessa cosa non si può dire per l’oro e l’argento, rilevanti solo in relazione al concetto di rarità che la follia umana ha inventato.»


«Quando il favoritismo e la cupidigia prendono il potere, la giustizia, fondamento dello Stato, è distrutta.»

«[Gli Utopiani] detestano profondamente la guerra e la considerano un’attività subumana, indegna dell’uomo, che pur la pratica più sovente degli animali stessi.
Gli abitanti di Utopia sono, infatti, praticamente gli unici sulla Terra a non vedere nella guerra alcunché di glorioso.
Uomini e donne si impegnano, a intervalli regolari, nell’addestramento militare, in modo da essere in grado di combattere, nel caso ciò fosse necessario, ma non vanno mai in guerra, se non per autodifesa, per respingere gli invasori da territori nemici o per liberare un popolo vittima della tirannide. E fanno ciò mossi dallo spirito di compassione.»

«Ovunque la gente parla dei diritti di tutti, ma in verità ciò che sta a cuore a ognuno è esclusivamente il proprio interesse. In Utopia, dove non esiste la proprietà individuale, i cittadini si preoccupano sul serio delle questioni che riguardano tutti(…). Altrove ogni persona sa che se non si preoccupa in prima persona dei propri affari, per quanto fiorente sia lo Stato, farà brutta fine e, di conseguenza, è costretta a dare l’assoluta priorità ai propri interessi, non prendendosi affatto a cuore il bene della comunità. Invece in Utopia, dove tutto è di tutti, nessuno teme che gli venga a mancare qualcosa, a patto che le riserve comuni siano sempre abbondanti. Ognuno fa la sua parte e nessuno vive in povertà o costretto a mendicare per vivere. Nessuno possiede qualcosa che sia suo, ma tutti sono ricchi, perché non ci può essere ricchezza più grande che vivere con animo lieto e sereno.»

lunedì 20 ottobre 2008

Solidarietà per Saviano

'Penso di aver diritto a una pausa. Ho pensato, in questo tempo, che cedere alla tentazione di indietreggiare non fosse una gran buona idea, non fosse soprattutto intelligente. Ho creduto che fosse assai stupido - oltre che indecente - rinunciare a se stessi, lasciarsi piegare da uomini di niente, gente che disprezzi per quel che pensa, per come agisce, per come vive, per quel che è nella più intima delle fibre ma, in questo momento, non vedo alcuna ragione per ostinarmi a vivere in questo modo, come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo. 'Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni! E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere perché è quella la mia passione e la mia resistenza e io, per scrivere, ho bisogno di affondare le mani nella realtà, strofinarmela addosso, sentirne l'odore e il sudore e non vivere, come sterilizzato in una camera iperbarica, dentro una caserma dei carabinieri - oggi qui, domani lontano duecento chilometri - spostato come un pacco senza sapere che cosa è successo o può succedere. In uno stato di smarrimento e precarietà perenni che mi impedisce di pensare, di riflettere, di concentrarmi, quale che sia la cosa da fare. A volte mi sorprendo a pensare queste parole: rivoglio indietro la mia vita. Me le ripeto una a una, silenziosamente, tra me'.

Roberto Saviano

Se sei di Cuneo, vedi qui: http://peanopellico.forumfree.net/?t=33361378&st=0#entry276886721