mercoledì 10 settembre 2008
Spreco di tempo
i remi in barca per il noioso evento.
Ma perché fu sprecato tanto tempo
quando era prevedibile il risultato?
(sempre Montale)
Doppio Montale
scorta per avventura tra le petraie d'un greto,
esiguo specchio in cui guardi un'ellera i suoi corimbi;
e su tutto l'abbraccio d'un bianco cielo quieto.
Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto s'esprime libera un'anima ingenua,
o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.
Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi in un'ondata di calma,
e che il tuo aspetto s'insinua nella mia memoria grigia
schietto come la cima d'una giovinetta palma...
***
Ciò che di me sapeste
non fu che la scialbatura,
la tonaca che riveste
la nostra umana ventura.
Ed era forse oltre il telo
l'azzurro tranquillo;
vietava il limpido cielo
solo un sigillo.
O vero c'era il falòtico
mutarsi della mia vita,
lo schiudersi d'un'ignita
zolla che mai vedrò.
Restò così questa scorza
la vera mia sostanza;
il fuoco che non si smorza
per me si chiamò: l'ignoranza.
Se un'ombra scorgete, non è
un'ombra - ma quella io sono.
Potessi spiccarla da me,
offrirvela in dono.
(Montale, da Ossi di seppia)
lunedì 8 settembre 2008
Odisseo
Preferisti l'infinità del mare
e opporti a venti e maree.
Vivere sballottato da onde casuali.
giovedì 4 settembre 2008
Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d' orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.
nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch' ora si rompono ed ora s' intrecciano
a sommo di minuscole biche.
osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.
e andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com'è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
Eugenio Montale
Pacchetto sicurezza
martedì 19 agosto 2008
Nova - Blink
Veramente un bel disco. Come genere direi prog-jazz-molto-rock!
Degli Osanna, di cui non potevo sopportare la voce, sono presenti il sax (Elio D'Anna) e la chitarra, decisamente fottuta (Danilo Rustici). Si aggiunga una seconda chitarra, un bassista notevole e un ottimo batterista. Il risultato è "Blink". Anche se dopo un pò risulta monotono, è molto interessante e divertente.
Nova - Blink (da http://www.italianprog.com/it/a_nova.htm)
Più attivi all'estero che in Italia (dove solo uno dei loro 4 album venne stampato), i Nova rappresentano un caso unico di gruppo progressivo italiano che ha speso quasi tutta la propria carriera in altri paesi.
Dopo lo scioglimento degli Uno, gli ex fondatori degli Osanna Elio D'Anna e Danilo Rustici rimasero a Londra e formarono un altro gruppo chiamato Nova con altri musicisti italiani già conosciuti, come Corrado Rustici ex-Cervello e Dede Lo Previte dei Circus 2000.
Questo gruppo, con un'influenza jazz-rock più marcata rispetto ai precedenti, pubblicò il primo album, Blink, nel 1976, con la collaborazione di grandi nomi come Pete Townshend e i testi del paroliere Nick J.Sedwick (che aveva collaborato anche all'album Uno). Si sente sempre il familiare feeling degli Osanna, ma il genere sta cambiando verso uno stile di musica più commerciale. Solo due dei sei brani sono strumentali, il ruolo di cantante è ricoperto da Corrado Rustici, e l'album contiene alcuni ottimi momenti.
L'unico album dei Nova ad avere un'edizione italiana è il primo, Blink, stampato dalla Ariston nel 1976 con una copertina singola piuttosto anonima e non facilissimo da trovare. Il disco è uscito anche in Inghilterra (Arista ARTY 118), Olanda (Arista AR1) e Francia (Motors).
Gli album successivi sono stati pubblicati dalla Arista in Inghilterra, USA, Canada, Germania, Cile, Argentina, e dalla Motors in Francia.
"Ti ho sempre soltanto veduta"
Questa è del 27/12/1927
Ti ho sempre soltanto veduta,
senza parlarti mai,
nei tuoi istanti più belli.
Ma ho l'anima ormai tanto tesa,
schiantata dalla tua figura,
che non trovo più pace
al suo brivido atroce.
E non posso parlarti,
nemmeno avvicinarmi,
ché cadrebbero tutti i miei sogni.
Oh se tale è il tremore orribile
che ho nell'anima questa notte,
e non ti conoscerò mai,
che cosa diverrebbe il mio povero cuore
sotto l'urto del sangue,
alla sublimità di te?
Se ora mi par di morire,
che vertigine folle,
che palpiti moribondi,
che urli di voluttà e languore
mi darebbe la tua realtà?
Ma io non posso parlarti,
e nemmeno avvicinarmi:
nei tuoi istanti più belli
ti ho sempre soltanto veduta,
sempre soltanto sognata.
domenica 17 agosto 2008
Karajan - Beethoven Symphony No. 7
...et voilà!