mercoledì 4 giugno 2008

What do you want?

Pat Metheny and Michael Brecker - What do you want



Il modo migliore per ricordare a sè stessi che è finito l'anno scolastico. What do you want?

lunedì 2 giugno 2008

Arvo Pärt – Pro et Contra

Arvo Pärt – Pro et Contra(1)

Il primo periodo di vita artistica del compositore èstone Arvo Pärt (1935) è caratterizzato dalla sperimentazione nel campo della musica seriale. I principali lavori di questo periodo sono 3 sinfonie (1963-71) e Pro et contra, concerto per violoncello e orchestra del 1968. Mi soffermerò su quest’ultimo pezzo e sulle prime due sinfonie, aggiungendo Collage über BACH, Perpetuum mobile e Meie aed, che sono i brani presenti su questo cd.
Il Pro è simboleggiato dall’accordo di Re maggiore che apre il brano e il contra è il caotico assemblaggio dei dodici suoni della scala cromatica, che irrompono subito dopo l’accordo iniziale, per lasciar presto spazio al violoncello solista. Lo strumento viene utilizzato in maniera piuttosto inusuale: dapprima caotici glissandi e poi percussioni sulla cassa armonica interrotti da più o meno lunghe pause di silenzio, seguite da un alternanza di pizzicato e arco. Tutto il Maestoso iniziale non presenta uno sviluppo, ma risulta costituito da brevi frasi, ben orchestrate, che determinano un’atmosfera cupa e inquietante. Il secondo movimento è un brevissimo largo tonale, che torna a rappresentare il pro. L’allegro finale è caratterizzato da una ritmica frenetica e ossessiva del violoncello, che suona vicino al ponticello. E’ il movimento meno convincente e soprattutto il finale tonale, lascia un po’ perplessi. Che necessità c’è di inserire in uno stesso concerto due anime così diverse e opposte come la tonalità e la dodecafonia? E’ senz’altro un’espediente originale, ma che lascia un po’ l’amaro in bocca ed è indice di un’ironia fine a sé stessa.
La Sinfonia n. 1, anche se cronologicamente precedente, è sicuramente più interessante. L’esordio invita all’ascolto con una ritmica incalzante suonata dagli ottoni e dai timpani, ai quali si aggiunge poi un charleston, facendo di quell’introduzione un pezzo quasi rock. Il tutto poi si articola e sviluppa in una scrittura contrappuntistica di notevole interesse. L’energia polifonica di questa sinfonia è un omaggio al pensiero contrappuntistico del suo insegnante di conservatorio di Tallin, il compositore Heino Eller(2). L’orchestrazione risulta davvero geniale e il brano nel suo complesso enormemente godibile, anche dai meno appassionati di questa musica. La serie dodecafonica viene trattata brillantemente, come si evince dalla flebile melodia del violino solo con cui inizia il secondo movimento.
Il caos che qui è appena accennato, trova tutto il suo sfogo nel Perpetuum mobile, brano che presenta il paradosso del minimalismo dodecafonico, essendo ridotto ad un gigantesco e cataclismatico climax prodotto dalla sovrapposizione graduale di ritmi e note che costruiscono un vibrante cluster che si sbriciola alla fine del brano. L’esperienza di questo brano Pärt si guardò bene dal ripeterla, ma certo rivela la sua grande capacità di orchestratore devastante e convincente, come dimostrò il successo avuto durante la prima esecuzione del brano, al festival di musica contemporanea dell’Autunno di Varsavia nel 1964(3).
Il Collage über BACH è, a mio avviso, il brano peggiore di tutto il disco. Si apre con una Toccata per archi, con un inizio tonalissimo, attaccato dopo alcuni secondi dalle dissonanze. Il risultato armonico nel complesso è buono, ma il lavoro è poco soddisfacente e un po’ banale. Il secondo movimento, una Sarabanda, è un arrangiamento di quella in Re minore della sesta Suite inglese di Bach. L’apertura è affidata ad una melodia effettuata dall’oboe, con un’orchestrazione scarna e leggera, promettente qualcosa di buono, ma non è così. Dopo circa trentacinque secondi irrompe un cluster orchestrale (con tanto di pianoforte). Così per tutto il brano: un po’ di Bach, un po’ di cluster. Penso che sia il peggior modo di fare ironia, se questo vuole essere, e comunque il risultato musicale è decisamente infimo e denigrante nei confronti della genialità del compositore tedesco. L’ultimo movimento è un Ricercare suonato dagli archi e ben riuscito: la scrittura è buona anche se sicuramente non riesce a salvare l’intero Collage ed è comunque inferiore agli altri lavori del disco.
Meie aed (Il nostro giardino) è una spassosa cantata, in cui le voci femminili sono ben accompagnate da un’orchestrazione chiara e brillante. Al buonumore trasmesso dall’incipit del primo movimento, si contrappone una parte centrale più cupa e tesa, di grande effetto che può, forse, risultare un attacco ironico finalmente riuscito nei confronti dell’ «ordine precario del giardino sovietico»(4). Particolarmente degna di nota è la dolce melodia cantabile che inizia il secondo movimento (Andantino cantabile), che assomiglia quasi ad una cullante ninnananna.
Conclude il disco la Sinfonia n. 2, nella quale la dissonanza è spinta ai massimi livelli. Nonostante questo, è possibile individuare in alcuni passi delle melodie e addirittura dei centri tonali, sotto i tremoli e gli sforzati di una parte dell’orchestra. Compare persino uno strumento nuovo: una batteria di giocattoli per bambini, di quei pupazzetti che quando schiacci fanno rumore. Questo elemento determina l’alone di aleatorietà cosparso lungo tutta la sinfonia, che supera di molto il pro et contra. Infatti qui, la tonalità è parte integrante del brano, senza la quale non potrebbe sussistere; cioè non si presenta come contrapposizione fine a se stessa come in alcuni altri brani, ed è inserita magistralmente. La parte tonale più articolata è costituita da una melodia tratta dall’ Album per l’infanzia di Tchaikovsky(5), che lascia interpretare la sinfonia come una dimostrazione della caducità di ogni speranza giovanile, in un mondo incerto e precario, e l’irruzione dell’ultimo attacco dissonante, che interrompe improvvisamente la melodia, né è la rappresentazione. La melodia ritorna, pacata, a finire il brano, suggerendo l’immagine di un uomo che ricorda a sé stesso quanto tutto sia stato solo illusione.

Ecco la tracklist completa del disco:

Pro et contra Concerto per violoncello e orchestra

  1. Maestoso
  2. Largo
  3. Allegro

Sinfonia n. 1 Op. 9 ‘Polyphonic’

  1. Kaanonid
  2. Prelüüd ja Fuuga

Collage über BACH per archi, clavicembalo e pianoforte

  1. Toccata : Preciso
  2. Sarabande : Lento
  3. Ricercare : Deciso
  1. Perpetuum mobile Op. 10 per orchestra

Meie aed (Il nostro giardino) Op. 3 Cantata per coro di voci bianche e orchestra

  1. Allegro
  2. Andantino cantabile
  3. Allegro
  4. Moderato – Allegro

Sinfonia n. 2

  1. sem. 104-120
  2. min. 112
  3. sem. 48-60

Truls Mørk, violoncello (1-3)
Ellerhein Girls’ Choir (10-13)
Tiia-Ester Loitme, direttore

Estonian National Symphony Orchestra
Paavo Järvi

(1) Le note che seguono sono tratte dal testo di David Nice, presente nel booklet del cd. Ho sfruttato la traduzione francese di Tennis Collins ed è quella che riporto. Il cd è pubblicato dalla Virgin Classics (563027)
(2) «L’énergie polyphonique de la symphonie était également un hommage à la pensée contrapuntique de son professeur au Conservatoire de Tallin, l’éminent compositeur Heino Eller.»
(3) «(…) une expérience que Pärt prit soin de ne pas répéter, mais dont l’habilité orchestrale dévastatrice est confluante, comme en témoigna l’accueil enthousiaste reçu au Festival de musique contemporaine d’Automne de Varsovie en 1964.»
(4) «Bien de choses viennent ici a troubler l’ordre précaire du jardin soviétique.»
(5) «l’ Album pour enfants pour piano de Tchaikovsky de 1878.»



domenica 1 giugno 2008

Cesare Pavese - Lavorare stanca

Bellissima lettura, grande poesia, interessante interpretazione video.

Cesare Pavese - Lavorare stanca



Testo di Cesare Pavese, video prodotto da nuoviautori.org, regia Andrea Galli, fotografia Andrei Tarkovski, arrangiamento musicale Andrea Galli ispirato a Ennio Morricone

Giorgio Gaber - Mi fa male il mondo

Bellissimo questo testo di Gaber, ben accompagnato dal video.



videopoesia prodotta da nuoviautori.org, regia Andrea Galli, testo e voce di Giorgio Gaber tratto da "Mi fa male il mondo"

mercoledì 21 maggio 2008

Richard Wagner - Tannhäuser Ouverture


Karajan conducts Berliner Philarmoniker in 1975
Richard Wagner - Tannhäuser Ouverture


sabato 17 maggio 2008

Battles - Mirrored

Finalmente un pò di musica nuova... per me questi sono geniali! Bettles - Mirrored







Qua un intero concerto

giovedì 8 maggio 2008

Su Gesù

Ogni anno ci ricordano che Gesù è il nostro salvatore e precisamente che è morto in croce per salvarci liberandoci dal peccato. Ora, se la salvezza deriva dalla crocifissione e la salvezza è un dono di Dio, significa che la morte di Gesù era il fine per il quale Dio lo ha mandato sulla terra. Ma se così fosse, significherebbe che i sommi sacerdoti, Pilato ecc. non hanno fatto altro che contribuire alla realizzazione del progetto divino. Questa ipotesi, io credo, non può sussistere perché significherebbe che essi sarebbero stati costretti a fare ciò che hanno fatto. Dunque io penso che la crocifissione non sia stata un evento necessario in senso assoluto, ma avrebbe potenzialmente potuto non accadere in quanto conseguenza delle azioni umane compiute con libertà d’arbitrio. Se così non fosse, verrebbe meno il significato di quella frase che rende Gesù l’uomo più straordinario di tutta la storia: “Perdona loro, perché non sanno quello che fanno”. Questa frase cristianamente è la dimostrazione della misericordia divina, ma secondo me è ancora più interessante dal punto di vista umano: Gesù era un uomo e tutta la sua vita io non credo che sia altro che un esempio di virtù massima. Se Gesù fosse il Salvatore, significherebbe che soltanto a partire dalla sua venuta l’uomo ha la possibilità di riscattarsi dal peccato e di conseguenza tutti quelli che hanno vissuto prima di lui sono stati destinati alla dannazione, considerando anche che da un po’ di tempo il Limbo è stato “abolito”. Se fosse così, però, la bontà e la misericordia divine verrebbero messe in dubbio. Se dunque da sempre l’uomo giusto è premiato da Dio e, come tutti possiamo constatare, il peccato non è scomparso, Gesù non ci ha liberati da nulla. Per questo io credo che Gesù sia principalmente un uomo e esclusivamente un esempio di vita, valido per i cristiani come per i musulmani, come per gli atei e i buddisti, poiché nessuno, accettando la realtà storica del personaggio, potrà negarne la grandezza. Quanto ho detto, peraltro, non contraddice alcuna delle parole di Gesù presenti nei vangeli (almeno non credo). Anzi, la sua esistenza è sintetizzata dalle sue stesse parole in «via, verità e vita». Ciò sta a significare appunto l’innegabile esempio che Gesù con la sua vita ha dato a tutti gli uomini (la via da seguire per vivere al meglio) e inoltre aggiunge due verità esclusivamente di fede: la verità risiede nelle sue parole e la vita consiste nel premio eterno dato da Dio. Dal punto di vista prettamente cristiano quindi io credo che Gesù sia venuto sulla terra non già per salvare gli uomini, quanto per dare loro una speranza e, per tutti, un modello di vita. Quando egli dice che “non vi è amore più grande di quello di chi dà la vita per i propri amici”, secondo me può essere colto come accettazione da parte di Gesù di tutto quello che gli sarebbe capitato e a cui lui non sfugge, ma non perché in tal modo vuole salvare qualcuno da qualcosa, ma per dare fino in fondo l’esempio di una vita umana interamente coerente e virtuosa, simbolo di grandezza morale. Il crocifisso diventa quindi un simbolo esclusivamente umano e il simbolo religioso di Gesù è soltanto la sua resurrezione. Il mio intento comunque non è quello di fare una predica. Anzi, il lato religioso della questione lo lascio in secondo piano. Voglio solo presentare la figura di Gesù come grande uomo, così come spesso si leggono articoli su Guevara e qualcun altro. E Gesù è il più grande di tutti. Sono certo che tutti dovrebbero conoscerlo meglio e cercare di vivere come ha vissuto lui, considerando che se tutti credessero veramente nella validità e necessità dei valori umani da lui proposti – e che sono condivisibili da tutti – il mondo sarebbe decisamente migliore. Servirebbe ai nostri giorni un altro grande come lui, ne sono certo.

giovedì 1 maggio 2008

Festa del lavoro, 1 maggio


E' la festa dell'anno che preferisco: tutti la sentono propria... poi c'è il concerto su rai3... Ci si sente tutti accomunati da proposte e idee ottime, da slogan positivi, che poi però spesso non portano nessun frutto... Comunque è bello festeggiare insieme il lavoro e ricordare i problemi ad esso connessi: la precarietà, le morti bianche, i salari bassi... Speriamo che qualcosa migliori... Mah...

L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. Più reddito, più sicurezza.