domenica 13 gennaio 2008
mercoledì 2 gennaio 2008
Buon 2008
A tutti\e auguro un buon 2008.
Spero lo sia anche per me. Non che il 2007 sia stato brutto, anzi, però c'è sempre qualcosa che potrebbe andare meglio, in ogni momento e dunque la speranza non è mai vana.
Ciao
Spero lo sia anche per me. Non che il 2007 sia stato brutto, anzi, però c'è sempre qualcosa che potrebbe andare meglio, in ogni momento e dunque la speranza non è mai vana.
Ciao
Platone, La Repubblica (Libro VIII)

Ciao,
sto leggendo La Repubblica e sono arrivato al punto che fino ad ora mi è semrato tra i più interessanti tra quelli trattati nell'opera: il Libro VIII, specialmente dove analizza la Democrazia e l'uomo democratico. Egli non era favorevole alla democrazia e in tutta l'opera delinea uno stato ideale nel quale possa regnare la vera giustizia, sotto il governo di filosofi in ricerca del bello e del bene assoluti.
Vi riporto quindi qualcosa dal libro VIII (le note tra parentesi sono mie)
(Socrate:) -Ora, in primo luogo, non sono liberi (gli individui di uno stato democratico)? e lo stato non diventa libero e non vi regna libertà di parola? e non v'è licenza di fare ciò che si vuole?
(Glaucone:) - Sì, rispose, almeno lo si dice.
-Ma dov'è questa licenza, è chiaro che ciascuno può organizzarvisi un suo particolare modo di vita, quello che a ciascuno più piace.
___
(Socrate:) - (...) E se i suoi famigliari tentano di dare qualche aiuto alla parte parsimoniosa dell'anima sua (dell'individuo democratico), quei discorsi ciarlataneschi non sbarrano le porte del regale castello in lui, senza lasciar passare quell'alleanza stessa e senza accogliere come ambasciatori i discorsi di privati più anziani? e non vincono loro la battaglia? e non cacciano in disonorevole esilio il pudore chiamandolo dabbenaggine, e non espellono la temperanza dicendola viltà e coprendola di improperi? e, sostenuti da molti e vani appetiti, non mettono al bando la moderazione e lo spendere modico facendoli passare per rusticità e grettezza?
(G:)- Proprio così.
-E quando hanno vuotato e purificato di tutto ciò l'anima di colui su cui dominano e che iniziano a grandi mistici riti, eccoli sùbito dopo ricondurre con imponente corteo, risplendenti e coronate, la tracotanza, l'anarchia, la sregolatezza e l'impudenza; e le esaltano con belle parole, chiamando la tracotanza buona educazione, l'anarchia libertà, la sregolatezza magnificenza, l'impudenza coraggio. (...)
_________
(S:) - (...) se gli si dice (all'uomo domocratico) che alcuni piaceri sono propri degli appetiti nobili e buoni, e altri di quelli malvagi, e che bisogna coltivare e onorare i primi, ma reprime e soggiogare e i secondi, in tutti questi casi fa segno di no e dice che tutti i piaceri sono simili e meritevoli di eguale onore.
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(S:) - Ora, a distruggere la democrazia, non è pure l'insaziabilità di ciò che essa definisce un bene?
(G:) - Secondo te, che cosa definisce così?
-La libertà, risposi. In uno stato democratico sentirai dire che la libertà è il bene migliore e che soltanto colà dovrebbe perciò abitare ogni spirito naturalmente libero.
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(S:) - Ora, ripresi, non pensi quanto l'anima dei cittadini si lasci impressionare dal sommarsi di tutte queste circostanze (eccessi di libertà) insieme raccolte, al punto che uno, se gli si prospetta anche la minima schiavitù, si sdegna e non la tollera? E tu sai che finiscono con il trascurare del tutto le leggi scritte o non scritte, per essere assolutamente senza padroni.
___
(S:) - (...) a mio avviso, dalla somma libertà viene la schiavitù maggiore e più feroce.
____
(S:) - L'eccessiva libertà, sembra, non può trasformarsi che in eccessiva schiavitù, per un privato come per uno stato.
___
Parole sante.
Ciao
lunedì 24 dicembre 2007
giovedì 20 dicembre 2007
Marc Ribot: Spiritual Unity
| 1. | INVOCATION | |
| 2. | SPIRITS | |
| 3. | TRUTH IS MARCHING IN | |
| 4. | SAINTS | |
| 5. | BELLS |
Dato che non sono un esperto conoscitore del genere, né dell'artista in questione, riporto una recensione da www.mescalina.it di Christian Verzeletti.
Non ci sarebbe bisogno di dirlo, ma per chi non lo sapesse Marci Ribot è uno dei chitarristi più ricercati sulla scena rock e non solo: a renderlo tanto stimato tra i musicisti e apprezzato dalla critica sono soprattutto i suoi lavori con Tom Waits, piuttosto che con Elvis Costello, Marianne Faithfull, Sarah Jane Morris e Vinicio Capossela, tanto per dirne qualcuno.
Queste collaborazioni però sono solo alcuni degli sbocchi di una ricerca condotta per anni in bilico tra avanguardia e jazz con progetti che lo hanno visto nei Lounge Lizards e nei Jazz Passengers, oppure a fianco di Arto Lindsay, Bill Frisell, John Zorn e via dicendo. Quanti non conoscessero questo lato più colto della sua musica potrebbero rimanere spiazzati da “Spiritual unity” che non è una raccolta di canzoni arrangiate alterando l’immediatezza dei pezzi, come Ribot ha spesso fatto in campo rock.
È un disco di matrice jazz che propende volentieri verso il free con numerosi momenti improvvisati. L’idea è di riproporre la musica di Albert Ayler, sassofonista fondamentale per la componente mistica portata appunto all’interno del free-jazz.
Per chi come il sottoscritto non conosce la materia ayleriana ed è più affine al Ribot chitarrista al servizio di qualche fantasma rock, “Spiritual unity” è un lavoro ostico e complesso.
La formazione è composta da musicisti di grande caratura come Roy Campbell (tromba), Chad Taylor (batteria) e Henry Grimes (contrabbasso): quest’ultimo ha suonato negli anni ‘60 con Ayler e, tornato nel giro del jazz dopo vent’anni, ha fornito a Ribot l’occasione giusta per affrontare queste composizioni.
Si tratta di cinque brani che sono di sicuro interesse per gli esperti e che vanno invece trascesi per quanti invece più ignoranti del genere: portare a trascendere i generi e la musica stessa sembra infatti essere l’obiettivo del quartetto come forse lo era originariamente anche di Albert Ayler. Non a caso in più di un’occasione i quattro arrivano a sfiorare anche la musica africana.
Gli strumenti rispondono a richiami interni ed esterni al pezzo, prendendo direzioni diverse che poi si incrociano per giungere a delle contorsioni esemplari, che ad un ascolto distratto possono sembrare un caos ansimante piuttosto che un’estasi sublime.
Chitarra e tromba giocano ad appaiarsi e a separarsi: al richiamo di Campbell risponde Ribot stortando qualunque possibilità di tema e offrendo alla ritmica la via per dei crescendi compulsivi. Da segnalare “Truth is marching in” e la conclusiva “Bells”, con la prima che rappresenta l’apice del disco e la seconda che libera l’energia accumulata in una saltellante marcetta d’avanguardia.
“Spiritual unity” ha un’intensità esclusiva e uno spirito d’avanguardia libera, che lo avvicinano ai grandi dischi free del passato.
lunedì 17 dicembre 2007
sabato 15 dicembre 2007
Le armi da fuoco
Come continuazione del post precedente, alcuni informazioni sulle armi da fuoco.
Il primo ricordo della polvere da sparo si trova in un'opera cinese della metà dell'XI secolo. In un primo momento essa serviva unicamente a confezionare proiettili fumogeni, incendiari ed esplosivi; il passo successivo si ebbe quando la polvere fu usata per lanciare proiettili infilati in grosse canne di materiale vario (bambù, ferro, bronzo).
La prima raffigurazione occidentale del cannone, risale al 1326. La nuova artiglieria fece sentire il suo boato terrificante all'inizio della guerra dei Cent'anni (1337), durante la battaglia di Crécy e durante l'assedio di Calais. I francesi non restarono a guardare e nella seconda fase del conflitto poterono contare su una discreta artiglieria, composta da decine di pezzi.
(Informazioni tratte dal libro di storia, il 7 di oggi ancora mi rode)
Il primo ricordo della polvere da sparo si trova in un'opera cinese della metà dell'XI secolo. In un primo momento essa serviva unicamente a confezionare proiettili fumogeni, incendiari ed esplosivi; il passo successivo si ebbe quando la polvere fu usata per lanciare proiettili infilati in grosse canne di materiale vario (bambù, ferro, bronzo).
La prima raffigurazione occidentale del cannone, risale al 1326. La nuova artiglieria fece sentire il suo boato terrificante all'inizio della guerra dei Cent'anni (1337), durante la battaglia di Crécy e durante l'assedio di Calais. I francesi non restarono a guardare e nella seconda fase del conflitto poterono contare su una discreta artiglieria, composta da decine di pezzi.
(Informazioni tratte dal libro di storia, il 7 di oggi ancora mi rode)
Ariosto contro le armi da fuoco
La macchina infernal, di più di cento
passi d'acqua ove sté ascosa molt'anni,
al sommo tratta per incantamento,
prima portata fu tra gli Alamanni;
li quali uno et un altro esperimento
facendone, e il demonio a' nostri danni
assuttigliando lor via più la mente,
ne ritrovaro l'uso finalmente.
Italia e Francia e tutte l'altre bande
del mondo han poi la crudele arte appresa.
Alcuno il bronzo in cave forme spande,
che liquefatto ha la fornace accesa;
bùgia altri il ferro; e chi picciol, chi grande
il vaso forma, che più e meno pesa:
e qual bombarda e qual nomina scoppio,
qual semplice cannon, qual cannon doppio;
Qual sagra, qual falcon, qual colubrina
sento nomar, come al suo autor più agrada;
che 'l ferro spezza, e i marmi apre e ruina,
e ovunque passa si fa dar la strada.
Rendi, miser soldato, alla fucina
per tutte l'armi c'hai, fin alla spada;
e in spalla un scoppio o un arcobugio prendi:
che senza, io so, non toccherai stipendi.
Come trovasti, o scelerata e brutta
invenzion, mai loco in uman core?
Per te la militar gloria è distrutta,
per te il mestier de l'arme è senza onore;
per te è il valore e la virtù ridutta,
che spesso par del buono il rio migliore;
non più la gagliarda, non più l'ardire
per te può in campo al paragon venire.
Per te son giti et anderan sotterra
tanti signori e cavalieri tanti,
prima che sia finita questa guerra,
che 'l mondo, ma più Italia, ha messo in pianti;
che s'io v'ho detto, il detto mio non erra,
che ben il più crudele e il più di quanti
mai furo al mondo ingegni empii e maligni,
ch'immaginò si abominosi ordigni.
E crederò che Dio, perché vendetta
ne sia in eterno, nel profondo chiuda
dal cieco abisso quella maledetta
anima, appresso al maledetto Giuda.
Ludovico Ariosto (1474-1533), Orlando furioso, XI, 23-28
passi d'acqua ove sté ascosa molt'anni,
al sommo tratta per incantamento,
prima portata fu tra gli Alamanni;
li quali uno et un altro esperimento
facendone, e il demonio a' nostri danni
assuttigliando lor via più la mente,
ne ritrovaro l'uso finalmente.
Italia e Francia e tutte l'altre bande
del mondo han poi la crudele arte appresa.
Alcuno il bronzo in cave forme spande,
che liquefatto ha la fornace accesa;
bùgia altri il ferro; e chi picciol, chi grande
il vaso forma, che più e meno pesa:
e qual bombarda e qual nomina scoppio,
qual semplice cannon, qual cannon doppio;
Qual sagra, qual falcon, qual colubrina
sento nomar, come al suo autor più agrada;
che 'l ferro spezza, e i marmi apre e ruina,
e ovunque passa si fa dar la strada.
Rendi, miser soldato, alla fucina
per tutte l'armi c'hai, fin alla spada;
e in spalla un scoppio o un arcobugio prendi:
che senza, io so, non toccherai stipendi.
Come trovasti, o scelerata e brutta
invenzion, mai loco in uman core?
Per te la militar gloria è distrutta,
per te il mestier de l'arme è senza onore;
per te è il valore e la virtù ridutta,
che spesso par del buono il rio migliore;
non più la gagliarda, non più l'ardire
per te può in campo al paragon venire.
Per te son giti et anderan sotterra
tanti signori e cavalieri tanti,
prima che sia finita questa guerra,
che 'l mondo, ma più Italia, ha messo in pianti;
che s'io v'ho detto, il detto mio non erra,
che ben il più crudele e il più di quanti
mai furo al mondo ingegni empii e maligni,
ch'immaginò si abominosi ordigni.
E crederò che Dio, perché vendetta
ne sia in eterno, nel profondo chiuda
dal cieco abisso quella maledetta
anima, appresso al maledetto Giuda.
Ludovico Ariosto (1474-1533), Orlando furioso, XI, 23-28
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